Anziani, strategie per non lasciarli soli durante il lockdown

Aggiornato il: nov 9

Senso di abbandono e angoscia si possono combattere intensificando le relazioni a distanza con familiari e amici, usando le nuove tecnologie. E se non bastasse ci si può rivolgere a un professionista della salute mentale che accompagni chi è più in là con l'età a riscoprire interessi e raggiungere piccoli obiettivi


I "nonni" meritano più attenzione


Quando, nel mese di febbraio, tutti gli occhi italiani si sono voltati verso Codogno, penso che ben pochi si immaginassero quello che ci aspettava. E così, in un silenzio e in una dimensione temporale mai sperimentata, abbiamo riscoperto le videochiamate, abbiamo cantato dai balconi, ritrovato il piacere di occuparci di cucina e della nostra casa, rispolverato passioni creative magari accantonate da anni. Alcuni di noi. Non tutti. In una primavera piena di vuoto, ma anche di speranza di cambiamento, si parlava soprattutto delle persone anziane, perché si ammalavano e morivano. Di quelli che restavano vivi però, si è parlato ben poco.

Eppure gli studi sugli stati emotivi degli anziani sono numerosissimi: se la buona salute e l’autonomia economica sono ovviamente tra i più importanti fattori di benessere, è altrettanto vero che sentimenti di paura, di solitudine, di depressione caratterizzano molto più spesso le persone anziane piuttosto che quelle più giovani, sentimenti alimentati dalla mancanza di energia, da inevitabili acciacchi, da possibili perdite di ruolo dovute ad esempio al pensionamento, e anche dalla vecchiaia stessa vissuta nei suoi stereotipi più negativi, che di questi tempi oltretutto sono stati, purtroppo, più o meno velatamente esplicitati.


Relazioni personali e scambi affettivi sono vitali nella terza età


Poco si è parlato di come le relazioni interpersonali, gli scambi affettivi, i piccoli progetti, magari da condividere con persone care, il senso di condivisione e di appartenenza, siano fattori fondamentali che rappresentano la base per il benessere psicologico degli anziani, con buona pace della quarantena, grande protettrice della loro salute. Molti studi sull’invecchiamento infatti dimostrano come l’isolamento sociale e l’esclusione dalle relazioni familiari, ma anche da quelle più informali come amicizie o vicinato, possano rappresentare in modo preoccupante un aumento di rischio per problemi cardio-vascolari e neurocognitivi, minando comunque la salute degli anziani, e spesso anche gravemente, salute che si è cercata così tanto di tutelare da un virus cattivissimo. Ed ora, dopo la speranza disillusa di un’estate risanatrice, ci ritroviamo in un brutto film di fantascienza, disorientati e sconcertati, come se nessuno si aspettasse quello che tutti sapevano che sarebbe ricapitato.

Sguardi cupi, vibrazioni di inquietudine, tensioni e preoccupazioni palpabili.

E se la dimensione del tempo si fa sempre più sfumata, se il pensiero di un progetto sembra una visione sempre più opaca, e gli obiettivi si confondono, per la persona anziana, oltre a tutto questo, ci può essere anche la percezione di un pezzo di vita rubato, perché di tempo non si sa quanto ne resta, ma sarà comunque poco. Quanti abbracci mi resteranno dopo? Quanti baci dai miei cari? Quante strette di mano per nuove conoscenze? Quante cene con le amiche? Quante partite a carte con gli amici?


Tecnologie e aiuti esterni, così si allontana lo spettro di ansia e depressione


Ancora una volta, dopo tanti mesi con la mancanza e con l’attesa di quegli abbracci, le persone anziane si sentono dire che sono proprio loro, i più fragili, i più a rischio, che ora devono isolarsi, chiudersi, fermarsi, come se l’unico “rischio” della vita fosse la morte, in una visione poco realistica e molto occidentale. E poi perché è più giusto che corra il “profitto”, il quale non avendo età almeno non gli viene a mancare l’energia per correre.

Dunque, ancora una volta, eccoci a pensare a strategie per non lasciare soli i nostri anziani, perché l’apporto vitale delle relazioni non venga loro a mancare, e non si rinforzi il senso di solitudine e di angoscia, che attecchisce più facilmente con la vecchiaia. Provare ansia è normale, soprattutto in un momento di incertezze reali come questo, dove probabilmente nessuno ne è immune.

Come evitare che questa ansia, nelle persone più fragili, si trasformi in panico o depressione? Comunicazione, condivisione di emozioni, ascolto, sono elementi importanti per far sentire comunque una presenza, anche a distanza. L’interazione però dovrebbe riuscire ad essere frequente, e ancor meglio se aiutata dalla tecnologia che consente di potersi guardare, ciò che rende l’interazione più “vicina” e reale (e che inoltre, secondo alcuni studi, sembra apportare benefici alle capacità cognitive). Ma in questo tourbillon le giornate sono difficilmente programmabili, non vi è sempre certezza su come sarà il giorno dopo: bambini a casa da scuola, doppi turni per colleghi in quarantena, smart working difficile da gestire, coprifuoco non si sa a che ora, lockdown per tutti quanti.

Di fronte a tutte queste difficoltà, potrebbe quindi risultare utile, per chi ha un familiare anziano, il potersi affidare anche ad aiuti esterni, persone fidate e sensibili o anche professionisti della salute mentale, che, con molta regolarità e frequenza, chiamino soprattutto le persone anziane che vivono sole: per offrire ascolto, condivisione e, perché no, un aiuto per porsi piccoli obiettivi raggiungibili, per pianificare il tempo, per proporre argomenti che stimolino gli interessi ed aiutino a ripensarsi in piccole progettualità. In attesa che i tanto desiderati abbracci tornino possibili, forse per le persone anziane questo è l’unico modo per continuare a vivere davvero, per quello che ci è concesso in questo tempo, e non solo a sopravvivere, nel tentativo inappagante di non farsi portare via da un virus cattivissimo.


di Anna Lida Meneghello, psicologa e psicoterapeuta del Centro Kaleidos





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